Oltre alle ben note conseguenze, il sovrappeso e l’obesità sono strettamente correlati con l’infertilità.
È importante tenere presente che una dieta bilanciata e personalizzata per il paziente, associata ad un corretto stile di vita, può ripristinare alcune situazioni patologiche transitorie, apportando numerosi benefici.
Come dimostrato dalle evidenze scientifiche, ad oggi la Dieta Mediterranea (DM) rappresenta un vero e proprio modello di dieta sana e sostenibile, in grado di anteporsi come fattore determinante di “prevenzione” nell’infertilità, ma sappiamo bene che contrasta anche il rischio di insorgenza di importanti patologie croniche, come: diabete, ipertensione arteriosa ed obesità. Quindi, è molto importante indirizzare il paziente, ad un’educazione alimentare, fatta di scelte qualitative, oltre che ridurre l’apporto calorico in termini di quantità. L’obiettivo principale è ridurre al minimo lo stato infiammatorio, cosi come tenere sotto controllo il tessuto adiposo viscerale, che se in eccesso potrebbe ridurre la funzionalità degli organi riproduttivi.
Ecco i tratti salienti delle sane abitudini alimentari:
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- consumare frutta e verdura, che contengono numerose sostanze antiossidanti, al fine di ridurre la quota di radicali liberi, i quali possono essere responsabili di uno stato di infiammazione generale.
- prediligere alimenti di colture biologiche, riducendo al minimo il consumo di pesticidi ed erbicidi;
- aumentare il consumo di pesce settimanale, per un maggior consumo di Omega-3;
- preferire il consumo di carne magra e di alta qualità;
- scelta di carboidrati basati su cereali integrali (farro, orzo, cous cous);
- ridurre al minimo gli zuccheri, in quanto responsabili di infiammazione. Specialmente nel caso in cui c’è un ovaio policistico è importante non assumere zuccheri aggiunti (possono bastare quelli della frutta).
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Anche nel caso specifico della fertilità, possono essere attuate alcune strategie nutrizionali.
Negli ultimi anni ha preso piede l’utilizzo della dieta chetogenica, molto consigliata in soggetti infiammati con alto tasso di obesità viscerale, in quanto la produzione di chetoni riduce lo stato infiammatorio sistemico generale.
Dott.ssa Cristiana Di Giacomo
